WiMAX libero
Domenica 24 Giugno 2007 – 1:41
E dopo anni e anni (e anni e anni) sta per arrivare pure in Italia la gara per l’assegnazione delle licenze WiMAX. Meglio tardi che mai, se pensiamo che lo standard è stato approvato dall’IEEE nel 2001 (si si, avete letto bene, duemilauno), e che nel frattempo, ci hanno superato paesi ultrasviluppati come Azerbaijan, Bolivia, Bulgaria, Congo, Costa Rica, Estonia, Georgia, India, Iran, Namibia, Nigeria, Pakistan e Puerto Rico. E non sto scherzando.
Il motivo ufficiale dell’arretratezza italiana è che la banda di frequenze del WiMAX fino a poco fa apparteneva al Ministero della Difesa. Che ci ha messo ben 6 anni (SEI) per liberare quelle frequenze (se invadessero l’Italia facciamo prima a farci difendere dai Teletubbies). Oddio, liberare… “Liberare” è una parola grossa… Dei 200 MHz di spettro WiMAX ne sono stati liberati 70 MHz. Cioè due tranche da 35 l’una.
Il motivo non ufficiale lo conosciamo tutti, e cioè l’Italia stessa, dove regnano sovrani cecità dei politici (di qualunque schieramento), clientelismo e strani connubbi tra politica e finanza.
Ora, mentre tutti quei paesi che ho citato sopra hanno almeno qualche città coperta dal WiMAX, noi stiamo ancora qui a fare le licenze come 50 anni fa e ad assegnare a prezzi multimilionari pezzettini minuscoli di banda, con l’AGCOM che ha previsto, oltre al costo delle licenze, anche dei canoni annuali per la fruizione delle licenze da parte degli operatori assegnatari. AGCOM che - visto il successo scoppiettante e strabiliante dell’UMTS - ha pensato bene di insistere sulla stessa strada (sbagliata)…
Quello che voglio segnalarvi oggi è una petizione, promossa da Andrea Rodriguez, e sponsorizzata da personaggi come Beppe Grillo e da Generazione Attiva (l’associazione di Andrea D’Ambra che ha raccolto le firme per l’abolizione dei costi di ricarica), che sostanzialmente chiede all’AGCOM di rendere disponibili liberamente per uso privato/pubblico senza fini di lucro almeno 1/3 delle bande WiMAX, per permettere una più rapida diffusione e un certo livello di garanzia, similmente a quanto è avvenuto per WiFi, che infatti non è stato sottoposto ad alcun tipo di licenza.
Il rischio, se si prosegue ciecamente sulla strada dell’AGCOM, senza conoscere un minimo il tipo di tecnologia che si sta per rendere accessibile, è che accada ciò che è avvenuto con l’UMTS, ovvero che lo strumento che doveva combattere il famoso Digital Divide divenga un lucro costosissimo per operatori e clienti, e che dopo 7 anni (come accade tuttora con l’UMTS) larghissime zone del paese siano totalmente scoperte, con operatori che faticano a trovare un modello di business che possa coprire i costi e i clienti che vengono svenati.
Vi immaginate cosa sarebbe il WiFi in Italia se gli Access Point potessero essere montati solo da società con la licenza (vedi operatori telefonici)? E vietate ai cittadini? Un disastro completo. Che sta per realizzarsi con il WiMAX.
L’augurio è che la petizione abbia successo e possa seriamente cambiare le cose, e che anche qui in Italia si possa finalmente avere quello che in molti chiamano “accesso libero alla conoscenza“.
